LA STORIA:

LA GEOGRAFIA:
Circondato da una natura invidiabile, la sua estensione è di circa 55,06
kmq. Confina con i comuni di Potenza, Avigliano, Bella, Baragiano e Picerno.
Dista da Potenza circa 18 km, dallo svincolo di Picerno della
Sicignano-Potenza circa 20 km. Tra le vette più importanti abbiamo: Toppo di
Camposanto (1341 m), Serra la Croce (1326 m), Toppa Romito (1280 m),
Petraola (nell'Abetina di Ruoti – 1058 m). I corsi d'acqua più importanti
sono le Fiumare di Avigliano e di Ruoti che si riversano nel fiume Sele. Ha
una popolazione (2005) di 3660 abitanti, di cui 1798 maschi e 1862 femmine.
Le famiglie residenti sono 1353 e gli abitanti sono detti “Ruotesi”.
LA STORIA:
Questa antica Rocca Osca, fortificata dai Romani, venne certamente rifondata
e rifortificata dai Longobardi, fino ad assumere la funzione di un arroccato
castello di grande importanza strategica durante i torbidi che avvennero
prima che si costituisse il Regno Normanno. Non si possiedono molte notizie
circa l'etimologia e le origini del nome. Bisogna rifarsi allo storico
Racioppi, il quale lo fa derivare dal vocabolario latino Rodicium, "terra
arabile" (aperta all'aratro). L'importanza storica del feudo di Ruoti è
attestata dalla metà del XII secolo. All'epoca il feudatario, oltre che
prendere l'agnomen del feudo, doveva offrire al proprio sovrano un
contribuito in militi e serventi e, tutto ciò, sotto l'obbligo del
giuramento; il che suggerisce la suggestiva ipotesi che oltre il prestigio,
il feudo si accrescesse demograficamente. Ancora di più questa ipotesi è
avvalorata dal fatto non trascurabile che Ruoti viene indicato non come
Casale, ma come Terra, il che sta a dimostrare che rappresentava un centro
sicuramente più importante dei casali, anche se non raggiungeva l'importanza
dei centri denominati Città. Tuttavia, cercare di ricostruire con fedeltà
storica gli avvenimenti di questa Terra durante il periodo medievale è
impresa abbastanza ardua. Questo, essenzialmente, per due motivi: carenza di
documenti e scarsa menzione da parte dei cronisti dell'epoca riguardo Ruoti
ed i suoi feudatari. Restano, tuttavia, frammenti di documenti tra i quali
uno che attesta il secondo anno di regno di Federico II e che tratta di
un'autorizzazione concessa al potentino monastero di S.Lazzero "per fare
legna nel bosco di Ruoti".Un altro frammento di documento indica semplici
disposizioni di manutenzione dei castelli e delle case imperiali. Dopo la
morte di Federico II è molto probabile che Ruoti, data la sua posizione
strategica, si
sia trovato coinvolto in una guerra svevo-angioina per la conquista del Mezzogiorno d'Italia. Nelle insurrezioni contro gli Angioini, oltre a piccoli feudatari della zona del Vulture, fu coinvolto Roberto di Santa Sofia, barone di un feudo limitrofo a quello di Ruoti. Una volta che gli Angioini ebbero ragione dell'esercito imperiale svevo a Tagliacozzo (1268), Ruoti passò di mano in mano, da un feudatario all'altro, fino a perdere l'importanza che aveva avuto durante la dominazione degli Svevi. Ma nemmeno l'avvento della dominazione Aragonese mutò la situazione del centro abitato. La Terra di Ruoti continuò ad essere venduta tra i vari signorotti locali finché finì quasi per scomparire demograficamente in seguito ad epidemie che tormentarono il Sud d'Italia. La popolazione abbandonò il centro abitato e si spostò nei campi. Questo fenomeno si registrò anche a cavallo dei secoli XV-XVI. Nel cedolario del 1508 la Terra di Ruoti risulta disabitata. Solo nel 1511 sembra uscire dalla crisi quando il conte di Muro, Jacopo Alfonso Ferilli, consentì l'immigrazione di una colonia di Albanesi Schiavoni che ricostituì il primo nucleo della popolazione ruotese. Più tardi rientrarono anche famiglie Spagnole e Francesi. La popolazione continuò ad aumentare fino a che, nel 1561, non raggiunse i 91 fuochi, ed iniziarono le proteste dei vari vassalli per strappare confessioni e benefici ai conti di Muro Lucano. Nonostante ciò, la Terra di Ruoti fu ancora venduta ed i vassalli continuarono ad essere in contrasto con i feudatari. La situazione durò quasi un secolo, sicché nel 1794 i cittadini, riuniti in pubblico parlamento, richiesero la continuazione di quella causa che tendeva a far passare l'Università di Ruoti sotto il Regio Demanio, e che era stata abbandonata in seguito alle capitolazioni elargite da Zenobia Scaglione (proprietaria della Terra di Ruoti nel 1620). Nel 1799 alle manifestazioni repubblicane aderì anche Ruoti. I cittadini proclamarono la Municipalità repubblicana, nominando presidente il sacerdote Gerardo Pisanti. Questi promise immediatamente la spartizione delle terre ed organizzò un reparto di armati. Tuttavia la Municipalità R. non durò a lungo poiché le truppe realiste e le bande sanfediste dello Sciarpa soffocarono nel sangue anche la rivolta di Ruoti. Molti furono, in seguito, i delitti e le vendette contro coloro che avevano diffuso e fondato la Municipalità Repubblicana. L'estenuante repressione terminò nel 1808. Nel 1860 quasi tutto il paese aderì al movimento unitario e un folto gruppo di cittadini accorse a Potenza. Molti seguirono Pisanti nella battaglia tra Garibaldi ed i Borbonici sul Volturino. Il 9 Aprile del 1861 un tentativo di restaurazione borbonica fu in breve soffocato dalla Guardia Nazionale al comando del medico Gerardo Salinardi. In seguito cessarono le lotte che gli amministratori di Ruoti avevano portato avanti per più di quattro secoli. Nel 1951 le leggi di Riforma Agraria spezzarono definitivamente sul piano economico i resti dell'ex feudo.
